Propagazioni

Dalla metà degli anni Novanta Giuseppe Penone intraprende una serie di opere che richiedono un intenso lavoro manuale e dove il disegno viene ad assumere una nuova centralità. Oltre alle sculture intitolate Anatomie, realizza infatti le Propagazioni, nelle quali l’incontro tra il fattore naturale di crescita e il fattore culturale del lavoro permette la materializzazione del periodo di tempo che conferisce loro sostanza.

L’impronta del disegno, 2001 (dettaglio)

© Archivio Penone

In opere precedenti Penone ha rivelato impronte di varie parti del corpo, da lui disegnate o fossilizzate. Il punto di partenza dei disegni della serie Propagazioni è l'impronta di un polpastrello intinto nell’inchiostro tipografico e premuto al centro di un foglio di carta.
È l'impronta di una porzione di pelle particolarmente sensibile, con la quale si acquisisce esperienza tattile. L’impronta digitale è anche un fatto unico e originale, diverso in ogni individuo, un elemento che permette l’identificazione. L'atto del disegno mette in moto la propagazione dell'impronta delle dita.
Con l'inchiostro di china, Penone circonda le linee dei polpastrelli con una forma chiusa che, ripetuta, si ingrandisce gradualmente. Le linee concentriche che scaturiscono dalla pelle della punta delle dita si possono confrontare con gli anelli concentrici che segnano gli anni di crescita del tronco di un albero, un’idea già rilevabile in schizzi eseguiti nel contesto della serie Alpi Marittime.

Propagazione, 1995

© Archivio Penone

Ogni Propagazione ha richiesto un lungo tempo di realizzazione. Per Penone il tempo ha lo stesso ruolo di ogni altro materiale impiegato per il compimento di un'opera. L’artista dichiara di voler "concentrare il tempo in uno spazio": il tempo della crescita dell'albero nelle Alpi Marittime, il tempo necessario a scorticare una trave per riportarla indietro di anni, il tempo che il fiume impiega a dare forma a una pietra, il tempo necessario alla vegetazione per riempire i vuoti dei Gesti Vegetali, gli innumerevoli giorni passati a ripercorrere le rughe della pelle ingrandita su una parete.

L’impronta del disegno, 2001

© Archivio Penone

Ne L'impronta del disegno, gruppo di dieci grandi opere su carta intelata, realizzate nell'arco di un anno, tra il 2002 e il 2003, la distanza tra una linea e l'altra tracciata a matita attorno all’impronta inchiostrata del dito è costante, sempre di un millimetro. Questo impegnativo progetto, quasi un esercizio di meditazione, è realizzato nello studio di San Raffaele Cimena. Ognuno di questi lavori "in cui l'azione del disegno è il soggetto" ha richiesto più di duecento ore di lavoro. L’artista definisce il risultato "un disegno senza la preoccupazione dello stile, del carattere della grafia o della maniera dell’artista", "dove l’azione del disegnare è il soggetto dell’opera, il mezzo indispensabile all’idea, al linguaggio, all’invenzione dell’immagine. Un disegno che non si esaurisce nell’effetto della sua tecnica ma che suggerisce una riflessione sul mondo ed offre una visione inattesa della realtà".

Propagazione, 2009

© Archivio Penone

A partire dal 1997 gli stessi disegni diventano il motivo generatore da cui scaturiscono grandi opere murali: posizionato un disegno sul muro, all'incirca all'altezza degli occhi, linee di inchiostro di china che si distanziano progressivamente di più fra loro propagano le impronte digitali dell’artista sulla parete.

Propagazione, 2016

© Greg Garay

Alla mostra personale del 1998 presso la galleria Durand-Dessert di Parigi, l'impronta disegnata si diffonde fino ai margini di un foglio di carta. La carta, protetta da due fogli di plexiglas, è immersa in una vasca di zinco riempita d'acqua. Se un dito sfiora la superficie dell'acqua, si genera una proliferazione di linee concentriche, corrispondenti alle linee che Penone ha tracciato nel disegno, e che si possono leggere come il negativo dell’impronta digitale.

Uno sviluppo sorprendente di questa idea è rappresentato da Disegno d'acqua, un'opera site-specific concepita per i giardini della Reggia di Venaria del 2003-2007. In questo caso una grande impronta digitale affiora sull’acqua di una vasca, increspando la superficie grazie a un'emissione temporizzata di bolle d’aria che, con la cadenza di un respiro, permette al disegno di emergere e poi di scomparire gradualmente.

Disegno d’acqua, 2003-2007

© Archivio Penone

Con Ombra di terra (2000) Penone sviluppa le linee concentriche che la pelle un dito imprime su un piccolo pezzo di argilla, in strati dello stesso materiale, che si propagano nello spazio sotto forma di cono.
Il cono è la forma geometrica con cui la luce si propaga nello spazio e a cui tende l'ombra di un corpo che devia il percorso della luce.
Il contatto crea un'ombra e genera un disegno; il disegno si propaga nello spazio e diventa una scultura.

Ombra di terra, 2000 (dettaglio)

© Archivio Penone

Ditata, segno, ordine, gesto taumaturgico, proiezione di un pensiero, tocco di un dio rivelatore.

Un movimento leggero, infimo, il gesto dell’indicare nello spazio un punto preciso.

Gesto assoluto, necessario, che unisce il corpo con lo spirito, lo spazio fisico del toccare con lo spazio metafisico del vedere, il finito del contatto con l’infinito della vista.

Gesto che implica il potere degli uomini, sullo spirito, sulle cose, sugli utensili.

Il toccare attiva la magia della tecnologia, dal filo della tessitura al linguaggio del computer.

Propagazione nello spazio dell’impronta del dito come disegno e come scultura.

Sovrapposizione, somma di un numero infinito di impronte dello stesso dito.

Calcolare il peso delle impronte di una vita.

Un numero infinito di gesti, il brulicare continuo delle dita.

Il numero infinito di impronte delle dita sulla fronte degli Indiani.

L'origine comune a tutte le opere di questa serie si ritrova in alcuni disegni a inchiostro del 1969, nei quali le impronte digitali si propagano verso l'alto fino all’esaurirsi dell'inchiostro sulla punta del dito. Vi sono appuntate suggestioni dell’artista che rivelano la forte associazione tra l'impronta digitale e gli anelli di crescita dell’albero: La foresta imprime le impronte del crescere (1969), I cerchi delle impronte o gli anelli di crescita proiettati nello spazio costruiscono la foresta (1969), Il bosco delle dita (1980), Toccare gli anni di crescita del bosco (1980). A impronte e sfregamenti sono associati nomi di albero: faggio, ontano, frassino, betulla, ciliegio, gelso, cedro, olmo, tiglio, bosso, fico, nespolo, rovere, melograno, ecc.

Il bosco sulla punta delle dita, 1980

© Archivio Penone

A queste riflessioni si ricollega la serie Trappole di luce (1994-1995): rami o giovani tronchi di alberi diversi sotto forma di cristalli creati con il metodo della cera persa presso il Centre International du Verre et Arts Plastiques di Marsiglia. L’artista li fotografa nel bosco, innestati tra le piante di quercia, nocciolo, ciliegio, castagno o betulla da cui aveva tratto gli stampi. Punte di cristallo luminoso e trasparente sostenute da un cono d’ombra di materia opaca compongono le due Sulla punta delle dita esposte al Musée d'Art Contemporain di Nîmes nel 1997: in una le cinque dita sono altrettanti rami di bronzo, nell’altra i rami sono evocati dall’impronta impressa su una piramide di creta, segnata da una miriade di piccole impronte lasciate dall’artista che l’ha lavorata. Le opere si basano sul principio che il silicio, componente principale del vetro e del cristallo, è in grado di catturare e propagare la luce, ed è alla base della chimica inorganica, così come il carbonio è alla base della chimica organica.

Trappole di luce, 1994-1995

© Archivio Penone

Occhio, ascella della foglia.
Albero, occhio della terra, trappola di luce, sguardo di foglie.
La sfera di luce, la sfera dell’occhio, la sfera dell’albero.
L’occhio pieno di luce.
La spinta dell’albero nella luce d’estate.
La pressione della luce lascia impronte di foglie sugli occhi.
Cristallo, luce della terra che trasporta il pensiero.
Marmo, ossa della terra.
Calcio, pensiero di pietra.
Cervello di cristallo.
Flauto di vertebre.
Schiena di vetro.
L’albero delle vertebre.

Secondo Penone, "il propagarsi di un ramo nello spazio alla ricerca della luce ha la stessa struttura di uno sguardo" e "l’albero è un grande occhio composto da tanti piccoli occhi, ogni sua foglia è un occhio che coglie la maggior quantità di luce […] in ogni occhio c’è un ramo rovesciato". Le stesse Trappole di luce realizzate nel 1995 nascono appunto dall'ingrandimento fotografico di un occhio dei figli dell'artista, posto orizzontalmente, con il frammento di un tronco di carpino, fuso in cristallo, che sale dalla pupilla. La luce catturata dal cristallo converge sulla pupilla. Un’ulteriore variante di Trappola di luce, esposta a Santiago de Compostela, in Spagna, nel 1999, si presenta come un ramo di ciliegio (o di nocciolo) fuso in cristallo addossato a un feltro appeso alla parete, il quale, a sua volta, è l’ingrandimento dell’impronta di un dito che ha lasciato sulla pelle una traccia di carbone.

Propagazione, 1997

© Archivio Penone

In Propagazione dello sguardo (1997), il tronco in cristallo di un ciliegio poggia sulle chiome di alcune piante in vaso poste in fila.
Il cristallo è posto all'altezza dell'occhio dello spettatore e materializza la traiettoria della luce. In altre Propagazioni, realizzate tra il 1995 e il 1997, Penone utilizza la paraffina, materiale malleabile, insieme opaco e trasparente, solido e liquido. Un tronco d'albero fuso in cristallo viene adagiato su una lastra di paraffina dalla superficie superiore scavata e riempita d’acqua.

Nell'opera Albero delle vertebre (1996) Penone ha associato la crescita dell'albero a quella fisica e mentale di un essere umano. Intorno alla porzione inferiore di un cranio appoggiato a terra, sono disposti i calchi del cranio progressivamente ingranditi, sopra i quali si erge come una spina dorsale un albero di cristallo.

Sguardo vegetale, 1995

© Archivio Penone

Lo Sguardo vegetale del 1995 esprime in altri modi questa stessa ricerca della luce: si tratta di una piastra in ceramica con la foto di un dettaglio del volto dell’artista, congiunta con un albero del bosco i cui rami passano attraverso gli occhi, in modo che lo sguardo prenda forma di pianta, estendendosi nello spazio come foglie verso la luce del sole.

[Cfr. Daniela Lancioni, Propagazioni (Propagations), in Giuseppe Penone. The Inner Life of Forms, a cura di Carlos Basualdo, Gagosian, New York 2018, booklet IX]

Propagazione dello sguardo, 1997

© Archivio Penone